AI e produttività: ne parliamo con Piero Alberto

Piero, raccontaci il tuo ruolo in ICAD Sistemi.

Da poco più di un anno sono responsabile di prodotto della piattaforma Selfnet e dei vari servizi ad essa collegati: fatturazione, transazione carte, portale, buoni carburante, carte estere e mobile app. Il team è composto interamente da sviluppatori, ognuno specializzato in una gamma di servizi. Una cosa a cui teniamo molto è evitare i silos di conoscenza: cerchiamo di fare in modo che gli sviluppatori siano in minima parte intercambiabili tra loro, così da poter gestire con agilità eventuali assenze, programmate e non.

Quali sono le attività che richiedono più tempo e coordinamento?

Da un lato la gestione e la pianificazione a medio-lungo termine, dall'altro la loro traduzione in attività concrete a breve termine, man mano che si avanza nel calendario. Ma c'è un terzo elemento che considero altrettanto importante: la gestione del lato umano. Fare in modo che ci sia sempre un clima sano e produttivo non è un dettaglio, è parte del lavoro.

Quando hai iniziato a sperimentare l'AI?

Circa due anni fa, quasi per curiosità. All'inizio non ero del tutto convinto, poi ho capito che si tratta di uno strumento davvero valido, a patto di usarlo con cognizione di causa.

In quali attività si è rivelata più utile?

Sicuramente nello sviluppo del codice, grazie a tool come CoPilot che ti affiancano nel lavoro. Ma è molto utile anche quando si deve implementare un algoritmo particolarmente complesso, o quando si revisionano documenti — Gemini integrato in Google Doc, ad esempio, è diventato parte della mia routine. In generale, funziona bene come assistente virtuale per tutte quelle piccole necessità operative quotidiane: stesura e analisi di documenti, sciogliere dubbi al volo, ottimizzare i tempi.

C'è un processo del team che funziona in modo significativamente diverso rispetto a prima?

La risposta più onesta è: nessuno in particolare, ma un po' tutti. Non c'è stato un singolo processo rivoluzionato, ma una serie di piccoli miglioramenti diffusi che, sommati, fanno la differenza. È forse la cosa più bella di questo strumento: non stravolge, ma migliora silenziosamente.

Qual è stato l'uso che ti ha sorpreso di più?

Al di là dell'ambito lavorativo, trovo di forte impatto, e anche potenzialmente pericoloso, l'editing di foto e video. Sul lavoro invece mi ha colpito l'utilità come assistente virtuale: la capacità di supportare in modo trasversale attività diverse, dalla produttività alla gestione

Come ha influito sulla produttività del team?

Offre nuovi spunti per migliorare l'efficacia del proprio lavoro, ma anche la possibilità di creare nuovi tool, sia ad uso interno che esterno, che prima sarebbero stati impensabili. È un moltiplicatore di possibilità.

Hai notato cambiamenti nella gestione del tempo e del problem solving?

I flussi di lavoro sono rimasti stabili, ma si riesce ad avere una mano nelle operazioni quotidiane. Si ottiene una maggiore ottimizzazione dei tempi con l'accortezza di revisionare sempre ciò che l'AI produce, perché non è ancora esente da errori. La qualità del prompt fa molta differenza.

Quale processo pensi abbia il maggiore potenziale nei prossimi anni?

La pianificazione a medio-lungo termine è sicuramente l'area con più potenziale: avere strumenti in grado di analizzare i flussi di lavoro del team e anticipare eventuali problemi sarebbe un valore aggiunto enorme. Un altro ambito interessante è la gestione della conoscenza interna: un assistente AI che attinga alla documentazione tecnica aziendale aiuterebbe molto sulla continuità operativa, soprattutto in un team dove si lavora attivamente per ridurre i silos.

In una frase: l'AI è uno strumento, un acceleratore o un cambio di paradigma?

Direi semplicemente tutte e tre.