Se dovessimo tornare a quel momento iniziale, quale era la visione che vi guidava?
Siamo partiti da una base solida di clienti nel settore extrarete, che già allora rappresentava per noi un riferimento importante. La visione era chiara: costruire qualcosa di nostro, capace non solo di consolidare il lavoro fatto fino a quel momento, ma di portare vera innovazione in un settore che aveva ancora ampi margini di evoluzione tecnologica.
È in quest'ottica che nel 2007 è nato il terminale TP100 — un passaggio fondamentale. Non volevamo limitarci a far crescere i numeri: volevamo introdurre soluzioni concrete, affidabili e moderne, che andassero ad affiancare e migliorare quelle già esistenti. Fin dall'inizio, l'idea è stata unire crescita, specializzazione e innovazione, costruendo valore reale per i clienti.
Guardando indietro, c'è stata una decisione o un passaggio chiave che ha segnato davvero il percorso dell'azienda?
Più di uno, a dire il vero. Il primo è legato alla crisi del 2008-2009, che ha inciso in modo significativo sull'extrarete e ha reso più difficile la vendita dei nostri prodotti in quel mercato. In quel momento abbiamo capito che per continuare a crescere dovevamo allargare il raggio d'azione, estendendo le nostre soluzioni anche agli impianti stradali. Una scelta strategica che ci ha permesso di diversificare e aprirci a nuove opportunità.
Il secondo passaggio è stato decidere di sviluppare un'infrastruttura interna per gestire direttamente il servizio delle fuel card. Questo ci ha consentito un vero salto di qualità: non offrire più solo una soluzione installata presso il cliente — adatta soprattutto a realtà medio-grandi — ma erogare un servizio centralizzato, più flessibile, più scalabile e più accessibile. Un cambiamento che ha inciso profondamente sul nostro modello di business e sul posizionamento dell'azienda.
In vent'anni il settore è cambiato molto. Come siete riusciti ad adattarvi e crescere in un contesto in continua evoluzione?
Cercando costantemente di mantenere un livello tecnologico al passo con i tempi, investendo nell'evoluzione delle nostre soluzioni e nella capacità di rispondere in modo concreto alle nuove esigenze del mercato.
Ma un elemento fondamentale di questo percorso è stata la valorizzazione delle persone. Abbiamo sempre cercato talenti e competenze capaci di portare nuove idee e nuove energie. La crescita dell'azienda è passata proprio da qui: dalla combinazione tra esperienza sul campo, attenzione all'innovazione e capacità di costruire nel tempo una squadra in grado di far evolvere soluzioni, servizi e approccio al mercato.
Quali sono le sfide più interessanti che state affrontando oggi?
Sicuramente la sicurezza, sotto tutti i punti di vista. È un tema che abbiamo sempre considerato centrale, ma che negli ultimi anni è diventato ancora più strategico: le minacce esterne sono aumentate e i sistemi sono sempre più interconnessi. Per un'azienda come la nostra, che gestisce dati, transazioni, automazioni e servizi critici per il settore carburanti, garantire un alto livello di protezione è essenziale.
La sfida non è solo difendersi dai rischi, ma farlo mantenendo continuità operativa, affidabilità e semplicità d'uso per il cliente. Questo richiede investimenti costanti, aggiornamento continuo e una forte attenzione progettuale.
A questo si aggiunge una seconda sfida molto interessante: integrare in modo sempre più efficace servizi diversi all'interno di un unico ecosistema. La complessità del settore richiede sistemi sicuri, integrati e capaci di dialogare tra loro in modo fluido.
Guardando ai prossimi anni, quali saranno le trasformazioni più importanti nel settore e come vi state preparando?
La trasformazione più evidente sarà l'accelerazione della digitalizzazione dell'intero settore. Il mondo della distribuzione carburanti sta evolvendo rapidamente: non si parla più solo di erogazione, ma di un insieme sempre più ampio di servizi integrati. Le stazioni stanno diventando nodi multifunzione, dove accanto al carburante trovano spazio lavaggi, parcheggi, colonnine di ricarica elettrica e molti altri servizi.
In questo scenario, crediamo che le stazioni saranno sempre più automatizzate, connesse e gestite attraverso piattaforme centrali capaci di coordinare funzioni diverse. ICAD Sistemi si sta muovendo esattamente in questa direzione, sviluppando soluzioni modulari, integrabili e facilmente manutenibili.
Se doveste immaginare ICAD tra altri vent'anni, cosa vi piacerebbe vedere?
Un'azienda che continui a lavorare con lo stesso spirito che ci ha guidato fino a oggi. Al di là della crescita, dei risultati e dell'evoluzione tecnologica, il valore più importante da preservare è il modo in cui si lavora insieme: con armonia, rispetto reciproco, senso di squadra e volontà comune di costruire qualcosa di solido.
Mi piacerebbe vedere una ICAD Sistemi ancora capace di innovare, ma senza perdere la propria identità. Un'azienda moderna, strutturata e proiettata al futuro, che continui però a mettere al centro le persone, il lavoro di squadra e la passione per ciò che fa. Perché è proprio questo equilibrio — tra competenza, visione e spirito condiviso — che può garantire continuità nel lungo periodo.
Dopo vent'anni di storia, qual è la cosa di cui siete più orgogliosi?
L'orgoglio più grande è aver dato vita a una realtà che, all'inizio, in pochi avrebbero pensato davvero realizzabile. Siamo partiti in un settore di nicchia, tecnologicamente ancora arretrato, scegliendo di investire proprio lì — con la convinzione che ci fosse spazio per innovare e costruire valore nel tempo.
La soddisfazione non sta solo nella crescita dell'azienda, ma nell'aver trasformato un'intuizione in una realtà solida, credibile e strutturata. Anno dopo anno, abbiamo costruito qualcosa capace di evolversi e affrontare i cambiamenti del mercato.
Ma forse il risultato di cui siamo più fieri è aver creato una realtà fatta di professionisti, di competenze e di persone che hanno voglia di crescere insieme. Aver costruito un gruppo serio, preparato e coeso ci dà una consapevolezza importante: sapere che ciò che abbiamo creato sarà lasciato in ottime mani a chi verrà dopo di noi. Ed è questa, probabilmente, la soddisfazione più grande dopo vent'anni di storia.
